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La luce dell’alba arriva silenziosa sulle montagne. Dopo una ricca colazione al Rifugio La Terza, è il momento di rimettere il casco e salire nuovamente in sella per il secondo giorno della Alta Via del Sale. Il sole inizia lentamente a illuminare le cime delle Alpi Liguri.
La giornata si apre subito con un banco di prova. I primi metri dopo il rifugio sono i più impegnativi dell’intera tappa: la pendenza si fa sentire immediatamente e costringe a trovare il giusto ritmo. È una salita breve, ma intensa, che mette alla prova le gambe ancora fredde. Una volta raggiunto il punto più alto, però, la fatica viene ricompensata da uno scenario che sembra appartenere a un’altra epoca.
Da qui inizia una lunga discesa che ci accompagnerà fino all’inizio della salita per i “balconi di Marta” .
Una discesa tecnica che richiede attenzione
Se la salita iniziale mette alla prova il fiato, la prima discesa richiede invece concentrazione e abilità di guida.
Il fondo è disseminato di pietre e rocce affioranti che obbligano a scegliere con attenzione la traiettoria migliore. Non è un tratto da affrontare con superficialità: mani ben salde sul manubrio, peso centrato sulla bici e sguardo sempre qualche metro più avanti diventano gli alleati migliori.
Proprio questa alternanza tra passaggi tecnici e tratti più scorrevoli rende l’Alta Via del Sale uno degli itinerari più apprezzati dagli amanti della mountain bike e delle e-bike, senza mai perdere quella dimensione contemplativa che accompagna tutto il viaggio.
Ogni curva continua ad aprire nuove prospettive sulle montagne, mentre le vecchie opere militari ricordano costantemente l’origine di questa straordinaria strada.
Cima di Marta: dove la storia domina il panorama
La pedalata conduce quindi verso uno dei luoghi simbolo dell’intero itinerario: le fortificazioni di Cima di Marta.
Qui la storia è ancora perfettamente leggibile nel paesaggio. Caserme, forti e opere difensive raccontano l’importanza strategica che questa dorsale ha avuto tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Camminare tra queste strutture significa immaginare la vita quotidiana dei soldati che presidiavano il confine, spesso isolati per lunghi mesi in condizioni climatiche difficili.
Oggi, al posto delle divise e dell’artiglieria, si incontrano biciclette, escursionisti e fotografi. Le antiche strade militari, costruite con incredibile precisione ingegneristica, sono diventate uno dei più affascinanti esempi di riconversione storica a favore del turismo lento.
Vale la pena fermarsi qualche minuto, lasciare la bicicletta e osservare il panorama. Da quassù lo sguardo corre senza ostacoli dalle Alpi Marittime fino al Mar Ligure, ricordando quanto sia straordinario il percorso appena affrontato.
Dal Rifugio Allavena agli uliveti della Liguria
Lasciate alle spalle le fortificazioni, il percorso continua a perdere quota attraversando ambienti che cambiano chilometro dopo chilometro.
Le praterie alpine lasciano lentamente spazio ai boschi.
Una sosta al Rifugio Allavena permette di riprendere fiato prima dell’ultima lunga discesa verso il mare. Da questo punto in avanti il paesaggio cambia completamente: l’aria diventa più calda, il profumo della macchia mediterranea sostituisce quello dei pascoli e la sensazione è quella di avvicinarsi progressivamente alla costa.
È uno degli aspetti più sorprendenti dell’Alta Via del Sale: nel giro di poche ore si passa dall’alta montagna agli uliveti della Liguria, attraversando territori profondamente diversi tra loro.
Dolceacqua: il borgo che annuncia il mare
La strada continua a scendere fino a raggiungere Dolceacqua, uno dei borghi medievali più affascinanti dell’entroterra ligure.
Le strette vie acciottolate, il celebre ponte in pietra sul torrente Nervia e il Castello dei Doria invitano a rallentare ancora una volta il ritmo del viaggio. È il luogo ideale per concedersi una pausa, riempire le borracce e lasciarsi conquistare dall’atmosfera di un borgo che sembra sospeso nel tempo.
Dopo tanti chilometri trascorsi in quota, ritrovare la vita dei piccoli paesi liguri rappresenta quasi un ritorno alla quotidianità.
Ma il viaggio non è ancora finito.
L’ultima emozione: Ventimiglia, il mare e il viaggio che continua sui binari
Gli ultimi chilometri scorrono veloci seguendo la valle fino a raggiungere Ventimiglia.
Il mare compare improvvisamente all’orizzonte.
Dopo due giorni trascorsi tra fortificazioni militari, pascoli d’alta quota, strade sterrate e panorami infiniti, il blu del Mediterraneo regala un’emozione difficile da descrivere.
L’arrivo sulla spiaggia ha il sapore della conquista.
C’è chi si siede qualche minuto sulla battigia osservando il percorso appena concluso e chi, senza pensarci troppo, appoggia la bicicletta e si concede il premio più atteso: un bagno rinfrescante nelle acque del Mar Ligure.
Ma l’esperienza dell’Alta Via del Sale non termina con il mare.
Dopo aver salutato la costa, le biciclette vengono caricate sul treno che collega Ventimiglia a Limone Piemonte, lungo quella che è considerata una delle linee ferroviarie più spettacolari d’Europa: la Ferrovia delle Meraviglie. Il convoglio risale la Val Roya, attraversando una successione di gallerie elicoidali, ponti sospesi e viadotti che sembrano sfidare la montagna. Dal finestrino scorrono i paesaggi della valle, i piccoli borghi arroccati, le gole scavate dal fiume Roya e le grandi opere di ingegneria ferroviaria che rendono questo itinerario un viaggio nel viaggio.
Per chi ha appena percorso in bicicletta le antiche strade militari dell’Alta Via del Sale, osservare le montagne da una prospettiva completamente diversa è il modo migliore per ripercorrere mentalmente ogni chilometro affrontato. Il treno risale lentamente verso le Alpi Marittime, quasi a chiudere un anello ideale tra mare e alta quota.
Quando si arriva a Limone Piemonte, la sensazione è quella di aver vissuto molto più di un semplice itinerario cicloturistico. In appena due giorni si sono attraversati tre ambienti completamente diversi: le montagne di confine, i borghi medievali dell’entroterra ligure e il Mar Ligure, per poi ritornare tra le vette grazie a una delle ferrovie panoramiche più affascinanti d’Europa.
Un viaggio che resta nella memoria
L’Alta Via del Sale non è soltanto una delle più spettacolari strade militari d’Europa trasformate in itinerario cicloturistico. È un’esperienza completa, che cambia continuamente volto e sorprende a ogni chilometro.
Si parte tra i boschi del Piemonte, si pedala sulle antiche vie costruite dai soldati, si dorme in alta quota circondati dal silenzio delle montagne, si attraversano fortificazioni che raccontano oltre un secolo di storia, si raggiunge il mare di Ventimiglia e si conclude il viaggio risalendo la suggestiva Valle Roya a bordo della storica Ferrovia delle Meraviglie.
Sono pochi gli itinerari italiani capaci di offrire un simile susseguirsi di emozioni in così poco spazio. È un percorso che unisce storia, natura, tecnica e paesaggi in continuo cambiamento, regalando al cicloturista la sensazione di aver attraversato un piccolo continente in appena due giorni.
Alla fine resta una certezza: l’Alta Via del Sale non è semplicemente una meta da raggiungere, ma un viaggio da vivere lentamente, pedalata dopo pedalata, fino all’ultimo chilometro e all’ultimo binario.
Alta Via del Sale GPX secondo giorno
p.s. Un grande ringraziamento a miei compagni di viaggio: Antonio, Attilio, Claudio, Marco, Stefano e un enorme grazie, alla nostra guida Maurizio Cavallero, che ci ha sopportati e supportati per questi due giorni meravigliosi.

