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Per anni cicloturismo, cammini e ippovie, sono stati considerati comparti distinti. Oggi, invece, emerge con sempre maggiore forza la possibilità di costruire una rete integrata del turismo lento capace di generare benefici economici, sociali e ambientali per i territori italiani. La crescita della domanda di esperienze autentiche, sostenibili e lontane dal turismo di massa sta infatti favorendo un approccio trasversale alla fruizione del territorio. Chi percorre una ciclovia può diventare un camminatore per una giornata, così come chi viaggia a cavallo può scegliere di visitare una destinazione attraverso itinerari escursionistici o percorsi cicloturistici. Questa contaminazione tra diverse modalità di viaggio rappresenta una delle principali opportunità per le aree interne, i piccoli borghi e le destinazioni meno conosciute, che possono valorizzare un patrimonio diffuso fatto di paesaggi, cultura, gastronomia e tradizioni locali.
Il valore economico del turismo lento
I numeri confermano che il fenomeno non è più una nicchia. Secondo il Rapporto “Viaggiare con la Bici 2025” di Isnart-Unioncamere e Legambiente, nel 2024 il cicloturismo in Italia ha generato circa 89 milioni di presenze, con una crescita del 54% rispetto all’anno precedente e un impatto economico stimato in 9,8 miliardi di euro. Il comparto rappresenta ormai oltre il 10% del movimento turistico nazionale. Già nel 2023 il valore economico del cicloturismo aveva superato i 5,5 miliardi di euro, con una spesa giornaliera media dei cicloturisti superiore a quella del turista tradizionale. Se questi risultati vengono letti insieme alla crescita dei cammini italiani e all’interesse crescente per il turismo a cavallo, emerge chiaramente un potenziale ancora in larga parte inesplorato: la costruzione di un’offerta integrata del turismo lento. Un viaggiatore che fa cicloturismo, che percorre dei cammini o delle ippovie utilizza strutture ricettive, ristoranti, servizi di trasporto bagagli, guide ambientali, noleggi, officine, maneggi e attività culturali. L’effetto economico si distribuisce quindi su una filiera molto ampia e soprattutto nei territori rurali e periferici.

Dalla competizione alla collaborazione tra itinerari
Per molti anni ciclovie, cammini e ippovie hanno spesso cercato visibilità e finanziamenti in modo separato. Oggi la sfida consiste invece nel creare connessioni. Un territorio che dispone contemporaneamente di percorsi ciclabili, sentieri escursionistici e tracciati equestri può aumentare la permanenza media dei visitatori e attrarre pubblici differenti durante tutto l’anno. La vera innovazione consiste nella progettazione di destinazioni slow multimodali, dove il visitatore possa scegliere liberamente come vivere il territorio, alternando bicicletta, trekking e cavallo in base alle proprie esigenze e capacità fisiche. Questa strategia permette inoltre di distribuire meglio i flussi turistici, riducendo la pressione sulle mete più affollate e creando nuove opportunità economiche per le comunità locali.
Il segnale dell’Italian Green Road Award 2025
Un importante segnale in questa direzione è arrivato dall’Italian Green Road Award, conosciuto anche come l’Oscar Italiano del Cicloturismo. L’edizione 2025 ha scelto come tema il “Silenzio”, un concetto che rappresenta perfettamente l’essenza del turismo lento. Ancora più significativo è stato il riconoscimento attribuito non soltanto alle ciclovie, ma anche ai cammini e alle ippovie, sottolineando la crescente convergenza tra le diverse forme di mobilità dolce. Il messaggio è chiaro: il futuro del turismo sostenibile non passa attraverso singoli prodotti turistici isolati, ma attraverso ecosistemi territoriali capaci di offrire esperienze integrate e complementari.

Una strategia per il futuro dei territori
La vera sfida per amministrazioni, enti turistici e operatori privati sarà quella di superare le tradizionali divisioni tra comparti. Investire in segnaletica condivisa, infrastrutture leggere, servizi interoperabili, piattaforme digitali comuni e promozione coordinata potrebbe moltiplicare gli effetti economici già generati dal cicloturismo. L’Italia dispone di migliaia di chilometri di chilometri per il cicloturismo, cammini storici e ippovie che attraversano paesaggi unici al mondo. Mettere in rete queste risorse significa costruire una nuova economia della lentezza, capace di creare occupazione, contrastare lo spopolamento delle aree interne e valorizzare il patrimonio culturale e ambientale. In un’epoca caratterizzata da velocità e sovraffollamento turistico, il silenzio celebrato dall’Italian Green Road Award non è soltanto un valore simbolico. Può diventare una vera leva di sviluppo economico sostenibile per i territori italiani.

