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Giro dei Tre Rifugi in Val Pellice: l’itinerario tra e-bike, natura e rifugi alpini
Comincia dalla stazione di Porta Susa, in una Torino assediata dalla canicola estiva, un weekend di emozioni a 360°. Destinazione il Col de Baracun dove troveremo il Rifugio Barant, in val Pellice a 2343 metri di quota. Numeri, storie, panorami, parole e astronomia. C’è davvero di tutto. Un percorso a pedali organizzato da Turismo Torino alla scoperta del “Giro dei tre rifugi” e del nuovo Rifugio Barant. Per localizzare il giro, i “3 rifugi” stanno in val Pellice, vallata alpina piemontese, ad una cinquantina di chilometri a sud ovest di Torino, valle famosa per boschi, pascoli e formaggi d’alpeggio. Ma anche per altro che scopriremo fra poco.
Quindi 3 rifugi: Barbara Lowrie – Barant – Jerwis.
Tre rifugi posti a quote diverse, con facilità di accesso molto differenziate. Il primo ed il terzo sono raggiungibili facilmente da chiunque, anche in automobile, con limitazioni di orari e naturalmente difficoltà legate al tracciato stradale tortuoso, a volte sterrato e spesso molto stretto. Del resto stiamo parlando di un tracciato montano. Il secondo, un vero rifugio montano è l’oggetto e meta intermedia della nostra lunga uscita in bicicletta. Salutati dal sindaco di Bobbio Pellice gentilissimo che ci accoglie in paese, la pedalata comincia dalla piazza e si inoltra nella “Comba dei Carbonieri”. Il percorso si svolge in gran parte su asfalto, quasi sempre ombreggiato, con pendenze talvolta veramente impegnative, costeggiando e scavalcando il torrente Ghicciard. L’acqua di fianco a noi scorre rumorosa e spesso forma pozze fresche ed incantevoli. Pannelli segnaletici spiegano il percorso e mostrano impietosi la pendenza. L’acqua potabile per fortuna non manca. Come non mancano le ortiche appena fuori dal tracciato.
Il Rifugio Barbara Lowrie: prima tappa
Incontriamo per primo il Rifugio Barbara Lowrie, un ex edificio di caccia donato dai coniugi Walter e Barbara Lowrie al Cai di Valpellice, recentemente ristrutturato. Piccolo ed accogliente dispone di 24 posti per dormire ed un punto di ricarica esterno per le e-bike. Vista la giornata splendida ed il panorama altrettanto invitante, ci fermiamo a mangiare su una terrazzina in legno, sotto al sole forte ma veramente piacevole a quota 1753 metri, assaggiando tutto quello che arriva dalla cucina. Assaggiando è riduttivo, perché i piatti di formaggi ed affettati vari tornano alla cucina completamente vuoti. Risaliamo in sella alle nostre bici elettriche messe a disposizione dal noleggio Corbani Bike, uno dei negozi della rete Upslowtour, anche se val la pena di precisare che a Bobbio Pellice le E-bike si possono noleggiare direttamente presso la ASD Bobbio Pellice (+39 338 648 6595 – +39 333 599 7362 ) e ricominciamo a pedalare.
La salita lungo la strada militare del Baracun
Adesso siamo sulla vecchia strada sterrata militare “Grange del Pis – Baracun”, costruita per scopi militari intorno agli anni 30. Il bosco lentamente si dirada e si apre la vista su panorami spettacolari. La strada militare ancora in ottime condizioni sale con pendenza quasi costante (una caratteristica delle strade militari di quando le armi si trasportavano a dorso di mulo), a volte spiana ma non perde mai quota. Pregio non di poco conto specie per chi va a piedi o in bicicletta senza assistenza. Lo sguardo spazia intorno senza sosta, stando sempre attenti a non uscire dal tracciato. Maurizio Cavallero, esperta guida cicloturistica locale ci spiega e ci racconta. La fatica della pedalata vien ben alleviata dal motore elettrico delle biciclette. Lungo il percorso si incontrano persone a piedi sia in salita che in discesa. Alpeggi, panorami, scorci. Si potrebbe passare la giornata a far fotografie. Il fresco della quota si sente ma il sole ci dardeggia implacabile. Occorre la crema solare con fattore di protezione alta per evitare scottature. Una foto dall’ultimo tornante prima del colle Barant, conosciuto anche come Colle del Baracun per via dell’edificio militare che attualmente è il rifugio Barant e poi finalmente siamo arrivati.
Il nuovo Rifugio Barant: storia e servizi bike friendly
2343 metri di quota sul livello del mare. Di fronte a noi l’ex edificio militare. Costruito a partire dai primi anni del 900, recuperato grazie alla Unione Montana Pinerolese, è stato recentemente ristrutturato, rendendolo un rifugio con spiccata destinazione bike friendly. Si presenta affacciato verso sud-est, con alle spalle un piccolo “vallo” di protezione dallo scolo delle acque piovane. Possenti murature in pietra a vista con finestre piccole, come si conviene ad un ex edificio militare. Una storia tribolata di un edificio dedicato alla difesa da una eventuale invasione francese. Tutte le montagne circostanti sono disseminate di postazioni militari o di quel che ne resta, realizzate nel secolo scorso con scopo difensivo. Sarebbero oggetto di una trattazione infinita, che per fortuna si trova ben riassunta nei pannelli esplicativi a sinistra del rifugio. Mentre tiriamo il fiato e riorganizziamo le idee per la prossima tappa (il giardino botanico Bruno Peyronel) arrivano sparsi diversi “corridori montani”, ragazzi giovani che percorrono il giro dei rifugi di corsa, ai quali naturalmente va tutta la nostra stima. Attraverso la bocchetta da nord arrivano anche altri ciclisti che però non si fermano che qualche istante per l’acqua.
Il Giardino Botanico Bruno Peyronel
Lasciate le biciclette nel locale di ricovero all’interno della struttura, prendiamo la strada che ci conduce molto rapidamente al Giardino Botanico Bruno Peyronel, realizzato grazie alla intuizione del suo autore che aveva osservato le differenti disposizioni della flora locale in base alla posizione rispetto al sole ed anche rispetto alla morfologia del luogo con terreno scosceso o pianeggiante, arido, roccioso oppure ricco di terriccio. Un racconto dettagliato ben esposto dai due ragazzi, Anny e Gerbo che si occupano di accogliere i turisti e di tenere in ordine il “giardino botanico” che a differenza di un “orto botanico” è totalmente naturale. La giornata volge al termine ma ci aspettano ancora diverse cose da fare. Prendiamo possesso delle camere, a piano primo del rifugio. Le camere sono di diverse dimensioni, dotate di letti a castello e finestre verso valle. Dettaglio da non sottovalutare. I bagni al piano sono dotati di docce, lavandino e water. Il tutto con impianto di aspirazione forzata. Tutto molto semplice, pulito, ordinato e funzionale. Aspettando l’orario, beviamo una birra sulla balconata antistante il rifugio, al cospetto del Monviso che per l’occasione si mostra senza nuvole in vetta. La cena a piano terra viene accolta con una certa soddisfazione per la bontà dei piatti che escono dalla cucina e per la discreta fame dei commensali che fa da condimento. Una ottima selezione di vini locali della Scuola Malva di Bibiana e dell’azienda agricola @Giro di Vite di Pinerolo, equamente divisi fra bianchi e rossi, rende allegra la serata che non mostra ancora la sua parte finale. “La Scuola Malva è un istituto di ricerca e sperimentazione che da decenni custodisce il patrimonio genetico frutticolo del territorio, mentre Giro di Vite è un progetto in continua evoluzione e trasformazione dove vino, piccoli frutti e prodotti della terra costruiscono una ricetta capace di esaltare tutti i sapori di una terra di confine.”
Una notte sotto le stelle con l’osservazione astronomica
Finita la cena fuori il sole ormai è tramontato ma il cielo rimane ancora chiaro, troppo… S‘aspetta pazienti che il tempo passi ed il buio della notte faccia il suo ingresso. L’assenza di nuvole lascia ben presagire. Lentamente con l’oscurarsi della volta celeste là in fondo verso nord-est compaiono i bagliori delle luci di Torino velati dalla cappa di caldo mentre sopra le nostre teste una dietro l’altra compaiono, infinite, le stelle. Daniele Gardiol di INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) la nostra “guida per le stelle” di questa sera comincia uno dei racconti più affascinanti della giornata, con citazioni astronomiche, segni zodiacali e nomi latini, spiegazioni di come sono fatte le stelle, le meteoriti, colori, velocità, distanze e densità. La serata prende una piega filosofico-scientifica molto apprezzata. Temperature adatte alla quota ma senza essere fastidiose. A notte fonda anche gli ultimi escursionisti dotati di frontale riprendono il cammino verso valle. Anche noi andiamo a dormire dopo aver sbirciato le stelle dal telescopio messoci a disposizione dal professor Gardiol.
Il Monviso protagonista del risveglio
La mattina seguente l’alba si presenta ancora una volta senza nuvole. Alzarsi nel fresco del mattino è un piacere, completato dalle fotografie del sole che sorge e dalla colazione al rifugio. Il Monviso ancora scoperto si riflette sui vetri delle finestre. Si preparano nuovamente gli zaini e si riparte, questa volta in discesa, lungo la strada costruita intorno agli anni ‘70, attraverso il Col du Baracun ed alla volta della Conca del Prà, sovrastata dalla mole del Monte Granero dal quale nasce il Torrente Pellice. La piana ampia e soleggiata è adibita all’allevamento di vacche e pecore. Ci fermiamo in fondo alla valle, dove termina la strada sterrata e comincia il sentiero verso il rifugio Granero, fuori dal nostro percorso.
L’Azienda Agricola Janavel Karen e i formaggi d’alpeggio
Poi tornando indietro nuova sosta in una “bergeria”, l’Azienda Agricola di Janavel Karen dove la Karen in persona ci racconta come faccia i formaggi, come allevi le mucche, come tutte abbiano un nome e come, nel momento della transumanza quando si sale al pascolo e quando si ridiscende a valle alla fine della bella stagione, alle vacche vengano messi grossi campanacci con tanto di decorazioni che servono a fare in modo che tutte seguano le capofila. I formaggi nel locale stagionatura hanno un fascino indescrivibile. Il profumo ed il sapore invece sono semplici da apprezzare perché dopo qualche minuto di paziente spiegazione Karen ce ne mette sul piatto diverse tipi, differenti per varietà e stagionatura. Ringraziata Karen ripartiamo lungo la piana per il rifugio Jerwis al quale arriviamo in un orario delicato, quello di pranzo.
Il Rifugio Jerwis e la memoria della Resistenza
Il Rifugio Jerwis è dedicato a tutti i partigiani della V Divisione “Giustizia e Libertà” caduti nella guerra di Liberazione. Nel 1976 l’edificio venne distrutto da un incendio ma, anche grazie al contributo di numerosi volontari, fu ricostruito e completamente rinnovato mantenendo tuttavia l’aspetto originale. Riaprì nel 1979 con Roby Boulard che è tuttora gestore e guida alpina del rifugio. La continuità ha permesso il miglioramento progressivo dei servizi offerti. Ci fermiamo qualche istante per salutare il gestore e poi ripartiamo in discesa verso Villanova dove ci fermeremo a mangiare alla “Trattoria Villanova”. La discesa su una strada abbastanza stretta richiede attenzione. Il panorama è profondamente cambiato e forse anche la stanchezza comincia a fare capolino. Il pranzo, buono come al solito va via leggero. Si riparte per arrivare a Bobbio dove viste le temperature infernali, paziente ci aspetta “Caronte” per riportarci nell’afa torinese.
Un saluto ai compagni di viaggio Davide, Elena e Stefano, alla guida Maurizio ed alla infaticabile Giada di Turismo Torino, che per due giorni ha sorvegliato discreta lo svolgimento dell’uscita.
Perché percorrere il Giro dei Tre Rifugi della Val Pellice
il Giro dei Tre Rifugi Val Pellice, in Piemonte, è un giro panoramico, fattibile grazie alle strade ottimamente conservate, pieno di spunti di interesse, di tipo storico, militare, fotografico, naturalistico e naturalmente gastronomico, ma che richiede una buona preparazione fisica, sia per la salita (anche se con una e-bike) che per la discesa. Fattibile anche in giornata ci sentiamo di consigliare di dedicargli almeno due giorni con la sosta al rifugio Barant, per non perdere tutti gli spunti interessanti che speriamo di avervi trasmesso nella nostra descrizione.
tutte le altre info sul Giro dei Tre Rifugi Val Pellice le trovate su https://www.upslowtour.it/
Reportage di Marco Fardelli


