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Le ex linee ferroviarie che tornano a vivere come piste ciclabili sono oggi uno dei simboli più affascinanti del turismo lento italiano. Percorsi sicuri, quasi sempre pianeggianti, immersi nella natura e ricchi di testimonianze storiche, rappresentano una risorsa sempre più apprezzata da cicloturisti, camminatori e famiglie. Proprio a questo patrimonio delle Greenway italiane è dedicato il secondo appuntamento della rassegna Ruote di Carta, ospitata dal Museo del Ciclismo di Spezia. Venerdì 3 luglio alle ore 17 sarà protagonista la giornalista e scrittrice Ornella D’Alessio, che presenterà la seconda edizione ampliata del volume Vie Verdi. Itinerari in tutta Italia da fare in bicicletta o a piedi sui tracciati ferroviari dismessi. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
Un viaggio lungo le greenway italiane
“Con grande entusiasmo mi sono messa in pista – scrive Ornella D’Alessio – e ho percorso ciclovie realizzate su sedimi ferroviari abbandonati, spesso aperte anche ai pedoni. È sempre una gioia pedalare dove un tempo sbuffava il treno, una grande emozione percorrere quei tracciati, pianeggianti e sicuri, che ancora oggi raccontano storie passate mantenendole vive nella memoria.”
L’autrice racconta un’Italia che si scopre lentamente, dove il viaggio diventa occasione di conoscenza del territorio, delle tradizioni gastronomiche e del patrimonio culturale locale. Un modo di viaggiare accessibile a tutti, favorito anche dalla crescente diffusione delle biciclette elettriche, che consentono di affrontare percorsi sempre più lunghi con minore fatica.

Le greenway sono il futuro del cicloturismo
Le greenway nate dal recupero delle ferrovie dismesse costituiscono oggi una delle infrastrutture più interessanti per la mobilità sostenibile. Grazie alle caratteristiche originarie delle linee ferroviarie — pendenze ridotte, curve ampie e attraversamenti protetti — questi itinerari risultano particolarmente adatti a famiglie, cicloturisti alle prime esperienze e viaggiatori che desiderano pedalare senza affrontare traffico automobilistico o dislivelli impegnativi.
In Italia gli esempi virtuosi sono numerosi. La Spoleto-Norcia in Umbria, pur non interamente percorribile in bicicletta, rappresenta uno dei percorsi ferroviari storici più suggestivi. La Ciclovia Treviso-Ostiglia, realizzata recuperando l’antica ferrovia militare tra Veneto e Lombardia, è oggi uno degli itinerari più frequentati del Nord Italia. In Sicilia la Greenway della vecchia ferrovia tra Castelvetrano e l’entroterra testimonia il grande potenziale delle linee secondarie dismesse, mentre in Abruzzo la Via Verde della Costa dei Trabocchi, pur sviluppandosi prevalentemente lungo il tracciato ferroviario costiero dismesso, è diventata uno dei simboli del cicloturismo nazionale.
Questi interventi dimostrano come il recupero delle infrastrutture ferroviarie possa generare nuove economie turistiche, valorizzare piccoli borghi e incentivare una mobilità rispettosa dell’ambiente.
Molte ferrovie dismesse potrebbero diventare nuove ciclovie
Secondo numerose associazioni che promuovono la mobilità ciclistica e il recupero delle infrastrutture storiche, il patrimonio delle ferrovie dismesse italiane offre ancora enormi margini di sviluppo.
Tra i tracciati frequentemente indicati come candidati alla riconversione figurano ulteriori tratti della ex Fano-Urbino, alcune sezioni della Noto-Pachino in Sicilia, la Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, la Fabriano-Pergola e altre linee minori distribuite lungo la penisola. Dove il ripristino del servizio ferroviario non è più sostenibile, la trasformazione in greenway rappresenta spesso la soluzione migliore per preservare ponti, gallerie, stazioni storiche e opere d’ingegneria ferroviaria, evitando l’abbandono e restituendo questi spazi alla collettività.
Esperienze analoghe, già diffuse in Francia, Spagna, Germania e Regno Unito, dimostrano come le greenway italiane, possano diventare autentici corridoi turistici capaci di attrarre visitatori durante tutto l’anno.
Pedalare tra memoria, paesaggio e cultura
Come sottolinea Silvia Livoni nell’introduzione del volume, le vecchie ferrovie trasformate in piste ciclabili sono molto più di semplici infrastrutture dedicate alla mobilità lenta. Sono luoghi dove memoria e innovazione convivono, permettendo ai viaggiatori di attraversare paesaggi, viadotti, gallerie e antiche stazioni che continuano a raccontare la storia dei territori. Ogni pedalata diventa così un viaggio nel tempo, scandito dal ritmo lento della bicicletta e dalla possibilità di osservare il paesaggio con occhi diversi, incontrando comunità locali, sapori autentici e tradizioni spesso lontane dai grandi itinerari turistici.
Ruote di Carta racconta la bicicletta come cultura
Dopo il primo incontro dedicato alle origini della bicicletta e al suo ruolo nell’emancipazione femminile insieme a Melania Sebastiani, la rassegna Ruote di Carta conferma la volontà di raccontare il mondo delle due ruote da una prospettiva culturale. L’appuntamento con Ornella D’Alessio rappresenta un’occasione per riflettere sul valore delle greenway italiane come patrimonio da preservare e sviluppare. In un momento in cui il cicloturismo continua a crescere, il recupero delle ex ferrovie può contribuire a rendere l’Italia una delle principali destinazioni europee per chi sceglie di viaggiare lentamente, trasformando infrastrutture dimenticate in nuove opportunità per il territorio, il turismo sostenibile e le comunità locali.

